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Angolo del tifoso

ANGOLO MILAN – Milan made in U.S.A.

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Ruspe, bulldozer, gru, cemento impastato pronto all’uso e betoniere che ne preparano altro da impastare e da usare prima che arrivi domani. Scheletri di palazzi che sembrano ragni giganti, visti in controluce al tramonto. Potrebbe essere la New York che veniva su alla fine dell’Ottocento, per seppellire quella vecchia. Ma non siamo a Nuova York, siamo a Milano e stiamo parlando del Milan degli americani. Un Milan che sta venendo su per seppellire, si spera, la brutta squadra, vicino al collasso, che abbiamo visto in caduta libera per i 5 mesi di campionato del 2023.  

Work in progress

Sono arrivati gli americani l’anno scorso, hanno lasciato un assegno con nove zeri per rilevare, hanno speso qualcosa seguendo una traccia. Ma qualcosa è andato storto. Quest’anno la musica pare essere cambiata. Lavori in corso, questo era il cartello che campeggiava a Milanello, non si vedeva ma c’era, eccome. Anzi, siccome sono americani “Work in progress” Erano anni che non si vedeva un’attività di mercato così frenetica, a Casa Milan. Smantellano le parti cedevoli, traccia diversa e gettata nuova. E piano su piano, contano di arrivare sulla cima di una squadra completa. Completa di tutto. Costruita per vincere e per durare. In mezzo alle nuvole di polvere, nonostante le nuvole di polvere che un cantiere simile genera, si vedono chiaramente i contorni delle cose già fatte. Profili di calciatori nuovi, non tutti sono talenti emergenti perchè la regola dev’essere pochi anni all’anagrafe e cartellino che non superi preferibilmente il tetto dei 25 milioni. Tanti arrivi. Avvenuti e previsti. Tante partenze. Qualcuna facile. Qualcun’altra sarà più difficile.  

Tanti arrivi

Sportiello, Romero arrivati sottovoce, Loftus-Cheek è già in maglietta e pantaloncini a Milanello, Pulisic ha firmato nella giornata di ieri, 20mln piu bonus al Chelsea e a breve si aggregherà alla squadra, proprio in previsione della tourneè negli USA. La sensazione è che già solo la quantità di nomi che circolano e la varietà di ruoli in campo interessati, fa ben capire quanto sia lanciato il progetto. Dopotutto, non ci si sta lavorando da adesso e questo piccolo particolare, l’amministratore Furlani c’ha tenuto a ribadirlo ad un giornalista che parlava di anno zero. Sarà l’anno numero centoventiquattro del Milan e già solo scriverlo aiuta a capire quanto sia lungo. Ed è il quinto di una gestione che, se ha cambiato i proprietari, non ha cambiato le linee guida, i prinicipi gestionali. Quei principi che tante altre grandi squadre di Serie A pare abbiano smarrito o messo in secondo piano. Per il secondo terzino sinistro, ultimamente si sono fatti i nomi di Luca Pellegrini della Juventus, di Marzocchi e del bolognese Posch, da tempo sul taccuino del Milan. Sistemato il centrocampo con l’arrivo imminente di Reijners, pare che la priorità passerà all’esterno alto di destra e oltre il nome del nigeriano Chukuweze, sta prendendo corpo l’alternativa di Isaksen, ala destra del Midtjyalland, Dia della Salernitana e da ultimo si apprende anche una manifestazione di interesse per Barcola, ala del Lione che però pare essere fra gli obiettivi rossi del PSG. Insomma cemento da preparare ce n’è davvero tanto, nella parte di cantiere dove si costruisce. Si comprano calciatori nuovi, studiati a lungo sicuramente.

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Tante partenze

Ma un’azienda moderna, davvero efficiente, deve saper ottimizzare, risparmiare, vendere e reinvestire per migliorare ancora. E da qualche giorno l’area del cantiere Milan deputata alle vendite dei profili che non hanno reso o si è capito che non impatteranno mai quanto ci si aspetta, è in subbuglio e al centro di un’opera frenetica di razionalizzazione. Tonali è stata la miccia che ha innescato il moto di tutti gli altri pianeti e adesso è il turno di Messias, Ballo Tourè, Gabbia, Rebic, Origi, ostici questi due ad accettare la loro nuova dimensione, da martedi anche Saelemekers e da ieri ufficialmente anche De Katelaere, il pezzo che portava a più titubanze perchè pagato tanto e ancora relativamente tanto giovane. Le lacune evideziate sono state giudicate davvero ingenti e alla fine ha prevalso la linea del realizzo monetario, proprio per provare a lavorare su un nuovo arrivo. Sette cessioni da realizzare sono un terzo della squadra, se si riuscisse a portarle tutte in porto, davvero si tratterebbe di una rivoluzione. Di un anno di rottura che, essendo in continuità di principi, sarebbe allora meglio definire un anno di svolta. Siamo solo a metà luglio, il ritiro è cominciato da pochi giorni ma quello che filtra dai manager del Milan è che questo cantiere farà vedere tanti numeri che necessariamente, aggiungo io, dovranno essere corrisposti dai risultati in campo.

La Champions fondamentale

Scaroni, nella sua veste di Mattarella milanista, non fa altro che ripetere il suo mantra personale, che sta diventando oramai quello di un popolo. La qualificazione in Champions, pietra angolare su cui costruire successi, trofei ed una squadra sempre competitiva. L’unico obiettivo sempre reale e presente e quindi mai dichiarato. La continuità. Per costruire qualcosa di davvero duraturo. Non ci si può fermare in mezzo. Non a queste altezze. Serve saper essere bravi con la malta, coi conti economici, con quelli finanziari e con quelli in campionato. Block notes per i nomi giusti, Righello, goniometro e pallottoliere. Ed uno stadio nuovo di pacca. Ma questa è un’altra storia. 

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