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C’erano una volta un allenatore bollito, un mercato fallimentare ed una squadra che vinse lo scudetto
Tutte le fiabe, almeno quelle tradizionali, iniziano con un “C’era una volta…”. Nulla di banale, questo tipo di inizio serve a definire il contesto, magari il momento storico, a presentare i protagonisti. Anche la nostra storia inizia così… “C’erano una volta un allenatore bollito, un mercato fallimentare ed una squadra che vinse lo scudetto”.
Un allenatore bollito
“Lo vincete ogni 33 anni”. Un anatema più che uno sfottò. Dopo il terzo scudetto della sua storia, ne erano convinti tutti, a Napoli sarebbe stato impossibile rivincerlo. E la stagione 2024/2025 sembra dar loro ragione con un allenatore (Spalletti) che abbandona la squadra per la Nazionale, un mercato che non sembra rinforzare la rosa ed un campionato maledetto dove tutto quello che poteva andar male, andrà male. Il Napoli arriva decimo. Dei tre allenatori che si sono alternati nessuno può guidare ancora la squadra, ed allora il presidente De Laurentiis si diverte a creare il colpo di scena più sorprendente della sua gestione: Antonio Conte allenerà il Napoli.
L’annuncio arriva addirittura il 5 giugno, a dimostrazione del fatto che questa volta il Napoli si è mosso bene e per tempo. I commenti? Sono scontati. Conte ha scelto Napoli perché è un allenatore bollito, è fermo da un anno perché ha fallito con il Tottenham ed ormai non vince più. Il Napoli è solo un ripiego perché il Milan non lo ha voluto…E poi: due personalità come De Laurentiis e Conte romperanno dopo una settimana…a Natale non ci si arriva.
Un mercato fallimentare
Quando il 18 agosto il Napoli esordisce in campionato a Verona i fantasmi della stagione passata sembrano essere ancora tutti lì. L’unica novità in campo rispetto alla rosa che aveva chiuso al decimo posto è Leonardo Spinazzola (Alessandro Buongiorno, l’acquisto più importante fino a quel momento inizia la stagione da infortunato). Il modulo è quello atteso: il contiamo 3-4-3, ma le novità si esauriscono qui. Il Napoli perde 3-0 e le colpe sono tutte per un mercato fallimentare, tardivo. Osimhen è in partenza ed ha svolto l’intero ritiro da giocatore fuori rosa, manca quindi un attaccante e manca soprattutto il grande colpo di mercato anche perché 5 giorni prima di Verona salta, in maniera clamorosa, l’affare Brescianini.
Il centrocampista del Frosinone svolge le visite mediche con il Napoli ma poi firma con l’Atalanta. Critiche e sfottò. Ma Giovanni Manna, nuovo direttore sportivo del Napoli, sta lavorando su di un altro profilo. E’ quello di Scott McTominay, centrocampista scozzese cresciuto calcisticamente a Manchester ed in forza allo United. Sembra impossibile che il Napoli possa farlo suo, ed invece il 30 agosto Scott atterra a Napoli. Il giorno prima De Laurentiis aveva annunciato l’ingaggio di Lukaku. Eccola la spina dorsale del nuovo Napoli: Buongiorno-McTominay-Lukaku. Cambia la prospettiva, adesso i grandi acquisti ci sono ed i tifosi ci credono. Con Antonio Conte e Lukaku l’obiettivo dichiarato è quello do tornare a vincere per centrare la qualificazione per la prossima Champions League.
Arrivano 3 vittorie di fila contro Bologna, Cagliari e Parma. Intanto Antonio Conte studia la sua squadra, apporta i primi correttivi e decide – sorpresa! – di passare alla difesa a 4. A Torino contro la Juve gli azzurri fanno una partita di grande applicazione tattica con l’obiettivo, dichiarato fin dal primo minuto di gara, di portare a casa il pareggio. Finisce 0-0. Poi ancora due vittorie contro Monza e Como ed il Napoli alla sesta di campionato è primo. La squadra offre grande continuità ed applica alla perfezione i dettami tattici del suo allenatore. McTominay dimostra di essere dominante in questa Serie A, Buongiorno è il migliore centrale del campionato. La squadra segna poco ma non prende mai gol. Nelle prima dieci partite arrivano 7 clean sheet nonostante l’infortunio di Meret, ben sostituito da Elia Caprile.
La prima battuta d’arresto arriva con l’Atalanta in casa. Ma è una sconfitta che non fa danni in classifica. Conte strappa anche il pareggio in casa dell’Inter ed alla fine della stagione gli scontri diretti faranno la differenza.
Il 16 gennaio però Kvaratskhelia lascia Napoli e vola a Parigi. Il mercato di gennaio si apre così con una partenza che il Napoli non riuscirà a compensare. Impossibile prendere un altro Kvaratskhelia, è chiaro (va via dopo 17 partite con un contributo alla causa di 5 gol fatti e 3 assist serviti). Ma neanche numericamente Manna riesce a pareggiare la partenza del georgiano. Saltano una dopo l’altra le trattative per Garnacho, Adeyemi e Saint-Maximin. Arriva Okafor, ma il suo contributo sarà nullo. Senza Kvara ma con Neres titolare il Napoli vince a Bergamo, un 3-2 che può rappresentare la prima svolta nella corsa scudetto anche perché ne estromette proprio gli orobici. Poi arriva però il febbraio nero del Napoli. In 4 partite solo 3 punti e l’Inter si prende il primo posto proprio alla vigilia dello scontro diretto del Maradona.
Ritornano i fantasmi. Perché anche se il Napoli è in piena corsa per centrare l’obiettivo stagionale della qualificazione Champions, tutti adesso credono che lo scudetto possa essere un traguardo possibile. Grazie ad Antonio Conte, grazie a Buongiorno, McTominay e Lukaku, grazie ad una difesa tra le migliori d’Europa ed una squadra che non molla mai. La paura però è che a rovinare tutto sia proprio il mancato mercato di gennaio che non ha rafforzato la squadra ma, anzi, l’ha incredibilmente indebolita.
Ed iniziano gli infortuni, tanti, troppi che complicheranno maledettamente le cose nella seconda parte di stagione. Mai un undici titolare: Buongiorno alla fine salterà ben 16 partite. Neres, che doveva essere il sostituto di Kvara, nel girone di ritorno gioca solo 8 partite da titolare. E nel momento cruciale della stagione mancheranno anche Lobotka e Juan Jesus. Eccolo allora il Conte alchimista, con Spinazzola ala sinistra, Olivera centrale di difesa, e all’occorrenza il 4-4-2 con Raspadori al fianco di Lukaku e McTominay esterno sinistro.
Una squadra che vinse lo scudetto
Con queste premesse Napoli-Inter in programma il primo marzo diventa decisiva. Finisce 1-1 con Billing, uno dei colpi di gennaio, a rispondere al vantaggio di Dimarco e la sensazione è che il pareggio serva più al Napoli che all’Inter. La squadra di Conte infatti resta attaccata ai nerazzurri, attesi adesso da un calendario più difficile di quello del Napoli e con una Champions da giocare. Gli azzurri invece hanno già affrontato tutte le squadre della parte sinistra della classifica – mancano solo il Milan e la Fiorentina – e per questo quel secondo posto attaccati all’Inter vale molto più di quel che sembra. Conte l’aveva studiata proprio così, arrivare alle ultime dieci ancora in corsa, a “dar fastidio”.
A marzo il Napoli vince in casa sia con il Milan che con la Fiorentina, ed il 27 aprile torna primo in classifica quando l’Inter perde al pomeriggio, in casa contro la Roma, la decide Soulè. Ed alla sera McTominay apre e chiude la sfida interna con il Torino. Due gol che valgono la vetta a +3 sull’Inter a sole 4 partite dalla fine.
Il resto è storia. Il Napoli vince a Lecce, ma viene fermato in casa dal Genoa. L’inter accorcia a -1. Alla penultima pareggiano entrambe contro Parma e Lazio giocando in contemporanea. Il confronto a distanza, che vale un giro sulle montagne russe per tifosi ed appassionati, consegna al campionato un Napoli ancora primo e padrone di un destino che si compie di venerdì sera. In un Maradona a festa il Napoli batte il Cagliari. Segnano McTominay – 34 partite, 12 gol e 3 assist che ne fanno il miglior giocatore del campionato – e Lukaku – ancora determinante a 32 anni con 14 gol e 9 assist.
Sono loro, lo scozzese ed il belga, assieme a mister Antonio Conte gli artefici di una vera impresa sportiva. Non gli unici sia chiaro, perché ognuno fa la sua parte, da Oriali a Stellini (allenatore nell’ultima di campionato), da Buongiorno a Spinazzola, protagonista inatteso chiamato a giocare in ogni possibile zolla della fascia sinistra. E poi Jack Raspadori, autore dei gol più pesanti, sottopunta in un 4-4-2 (o 4-2-4) che diventa l’abito di gala del finale di campionato. Ed ancora capitan Di Lorenzo, l’unico come Maradona ad alzare due scudetti con la fascia al braccio. Rrahmani ed Olivera (68 partite in due), Lobotka e Gilmour, Anguissa tornato ai livelli di due anni fa, l’instancabile Politano ed il funambolico Neres, discontinuo, sfortunato, ma protagonista assoluto delle vittorie contro Parma, Como, Genoa, Fiorentina ed Atalanta.
La morale
Come ogni fiaba che si rispetta anche questa ha la sua morale: anzi due. La prima dice che ogni stagione ha una storia a sé, e che quindi i pronostici devono andare oltre le semplici premesse. Perché puoi vincere uno scudetto facendo 82 punti, e perderne uno raggiungendo quota 91. E possono essere entrambe stagioni belle, positive ed esaltanti.
La seconda morale è che i numeri contano. Soprattutto quando sono numeri vincenti. Perché Antonio Conte arriva a Napoli portando in dote un palmares di cinque campionati vinti da allenatore, 4 in Italia ed uno in Inghilterra. Ai quali vanno aggiunti altri 5 campionati vinti da calciatore. Uno degli allenatori più vincenti sulla piazza.
Come impressionanti sono i numeri di Lukaku, 74 gol in serie A prima di arrivare a Napoli ed uno scudetto vinto, proprio con Conte, all’Inter. Assieme Conte e Lukaku sono stati la formula magica sulla quale è stato costruito lo scudetto numero 4 della storia del Napoli. Altri ingredienti sono stati aggiunti di volta in volta, tutti pesati con grande attenzione. Giornata dopo giornata l’amalgama è diventata quella giusta. L’impensabile è diventato possibile ed infine realtà. I 33 anni, solo 24 mesi. Neanche nella fiaba più bella la principessa si sarebbe risvegliata così in fretta.
(Foto: Depositphotos)
