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ANCHE MENO – Le pagelle dell’Avellino

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Biancolino Avellino
Tempo di lettura: 4 minuti

Avellino – Monza: 2-1

Finalmente il Partenio-Lombardi. Quel ruggito. Quella bolgia che ti scardina i timpani e ti rimette insieme il cuore. 7 anni dopo. 7 giri del girone dell’inferno. Siamo fuori. Con quella stessa voglia di chi ambisce a calcare rettangoli di gioco sempre più importanti. L’Avellino vuole vincere. Anche a muso duro. Di rabbia e a mano armata. La legge del Partenio è tornata a farsi rispettare.

A dire il vero, per tutta la partita ho avuto più la sensazione che il Monza non abbia voluto vincere. Piedi, stipendi e pedigree sono di altra categoria: calciatori che potrebbero giocare in giacca e cravatta senza scomporsi. Ma nel calcio, così come nella vita, non si gioca in passerella. Si vince con la voglia. Quella fame che non ti fa sentire la fatica, che si nutre delle tue imperfezioni e le trasforma in magia.

Ah, a proposito: suggestivo il blackout. Complimenti a chi lo ha pensato. Metafora perfetta della gara: spegnersi un attimo per poi riaccendersi con più forza. Serviva una scintilla per sbloccarla. Ne abbiamo trovate due, splendide, rare. Quest’anno forse non insegneremo calcio a nessuno, ma davanti allo stadio abbiamo affisso un cartello bello grande: Fate Attenzione, state entrando nella Terra dei Lupi.

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Le pagelle dell’Avellino

Iannarilli: 5,5
Anthony è un abitudinario. Lui sa che il terzino sta lì e il centrale sta là. È la sua comfort zone. Quando gli cambiano il modulo va in tilt: deve uscire? non deve uscire? La passo a te o a lui? Quando Anthony entra in confusione è meglio non disturbarlo, diventa irascibile. Burn out.

Enrici: 7
Torna titolare e lo fa con la serenità di chi entra in un locale e ordina senza guardare il menù. Il salto di categoria non lo spaventa, il cambio di modulo nemmeno. si muove con eleganza e fermezza. Ho contato almeno tre interventi da applausi, di quelli che fanno rumore più sugli spalti che in campo. Quel tipo di rumore che anticipa un’estate calda al calciomercato.

Simic: 7
L’esperienza si vede, eccome. Non è il difensore che fa fuochi d’artificio, ma quello che ti spegne la miccia prima che esploda. Con calma olimpica gestisce i palloni più difficili, dirige la retroguardia come un maestro d’orchestra che sa quando alzare e quando abbassare il volume. Ce lo avevano presentato come un centrale difensivo efficace e rodato, che al momento giusto sa essere anche decisivo. Beh, stasera Simic ha fatto vedere che non era pubblicità ingannevole.

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Fontanarosa: 7
Faccia pulita da Cabrini, cattiveria agonistica da Gattuso. A tutto campo, senza risparmiarsi. Difende, accompagna, riparte: un jolly prezioso che ti cambia la partita senza nemmeno fartene accorgere. Oggi è stato il folletto magico capace di confondere l’avversario e riportare ordine tra i reparti. Nell’incredulità di tutti, Biancolino cala le carte. Tre assi e un jolly. Chiuso. Ha vinto.

Missori: 6,5
Nel primo tempo sembra uscito direttamente da La Masia di Barcellona. Spinta continua, sovrapposizioni intelligenti, avversari umiliati in velocità. Tutta la nostra pericolosità iniziale passa dai suoi piedi. Peccato solo che alla fine il ‘fuoco sacro’ si sia consumato troppo presto, ma quei primi minuti bastano a ricordarci quanto talento e energia può portare in campo.

Milani: 6
Ex primavera Lazio. si vede. sembra ancora un ragazzo in gita, che sbircia intorno cercando conferme. La stoffa c’è, ma non basta ancora per volare alto. Sufficienza di incoraggiamento. Tranquilli ha un buon tutor su cui appoggiarsi per crescere. Il posto giusto.

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Palmiero: 6
Non era semplice rientrare dopo tanto tempo e ritrovare subito ritmo e geometrie. E invece Luca ha ripreso il posto lì, dove l’aveva lasciato in Serie C. Stessi giri palla, stesse movenze, stessa calma imperturbabile. Lavorare con lentezza (forse troppa).

Sounas: 7,5
Hai presente quando tutti si annoiano e all’improvviso quell’amico rompe la routine con una di quelle cazzate geniali che incendiano la serata? Ecco, vi presento il mio amico Dimitrios Sounas. Classe ’94. Assist-man per vocazione, dribblatore per diletto, illusionista dell’area di rigore. Di professione mago. Il mago di Chalkidiki.

Insigne: 5,5
Partita di grande generosità. Compiti di copertura a centrocampo, rincorse selvagge e strappi repentini. L’aiutare gli altri si sa, ti porta via gambe ed energie. Però Robè, diciamocelo, “si può dare di più senza essere eroi”.

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Biasci: 6
Sei stato chiamato a sostituire Patierno. Non esattamente un compito facile. Fare quella partita sporca che passa inosservata ai più, contenere gli avversari, supportare il palleggio, aprire varchi per i compagni. Missione compiuta. Però, amico mio, adesso vogliamo anche qualche bonus. Ti ho comprato al fantacalcio. Fammi sognare!

Crespi: 6
C’è ancora troppo Tor Bella Monaca nei piedi di questo attaccante in erba. Potenza, attitudine e coraggio ci sono. Manca la cattiveria sotto porta, manca la precisione. Il goal continua a sembrare un miraggio lontano. Corre, lotta e ci prova… non basta. “Volli, volli, volli, fortissimamente volli”.

I subentrati

Palumbo: 6
Martin entra sempre con la stessa dedizione, come se stesse iniziando lui la partita. È giovane, ma la maturità è quella di chi sa interpretare il contesto senza strafare. Oggi non ha inciso con lampi memorabili, ma ha dato la solita, rassicurante normalità. Per un centrocampista di soli 23 anni, amici, questa è roba da far girare la testa. Darwīsh.

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Besaggio: 6
Corre, contrasta, pressa, rincorre. Giocatore da fatica pura. Non brilla, ma consuma gli avversari metro dopo metro.

Russo: 7
Sono curioso di sapere come racconterai questo gol ai tuoi amici, ai tuoi figli, ai tuoi nipoti. Con quali dettagli lo renderai epico. Di sicuro, questo gol non lo dimenticherai. Probabilmente nessuno di noi lo dimenticherà. Rimarrà ad imperitura memoria nelle chiacchierate davanti tutti i bar di tutta la provincia. “Quell’anno Russo fece una rovesciata che stava per buttare giù la porta e lo stadio intero”. Mamma che gollone, Rafè.

Kumi: 6
Sembra sempre lì lì per tirare fuori la giocata decisiva, ma poi resta sospeso. È il “quasi” incarnato: quasi dribbling, quasi assist, quasi gol. Prima o poi quel passo lo farà. Tutti pensano che è un buon giocatore, ma nessuno lo dice. Almost Green.

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Cancellotti: 6
Ecco, avere un terzino esperto come lui che ti entra a fine gara è un lusso. Porta serenità, porta mestiere, porta tempo. Forse questo è il suo ruolo perfetto quest’anno: uomo di chiusura, sigillo a partita in cassaforte. Minutaggio ridotto, ma voto simbolico: stima eterna.

(Foto: Depositphotos)

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