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Italia, debole rivoluzione

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Malagò Mattarella Italia
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“Fatta l’Italia.. bisogna fare il Ct”. Potrebbe essere questa la frase che fotografa a pieno il momento della nazionale italiana in questo momento storico molto delicato per il nostro calcio.

Dopo l’elezione di Giovanni Malagò a furor di popolo, e dopo che per sua stessa ammissione durante un intervista rilasciata a DAZN di qualche giorno fa dove ha già candidamente espresso che lui non è uomo da rivoluzione (che sarebbe l’unica cosa che potrebbe eventualmente portare a qualche risultato), il numero uno della Figc ha messo in cascina il primo vero colpo della sua gestione.

Un colpo che fa sensazione per il blasone dei soggetti in questione. Un colpo che porta Paolo Maldini e  Leonardo alla dirigenza del Club Italia, rispettivamente Dt ed Advisor.

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Ai due ambasciatori del Milan nel mondo, l’ingrato ed arduo compito di ripristinare un sistema allo sbando a livello tecnico ma sopratutto a livello politico gestionale.

I candidati Ct

La rosa è lunga e porta a nomi blasonati e non. Dal primo aprile di quest’anno la scottante panchina della nazionale è vacante, la debacle post Bosnia ha lasciato scorie ancora impossibili da smaltire in tempi brevi.

Il nuovo Dt ed il suo fido scudiero, starebbero lavorando su più tavoli: il più affascinante ma anche quello che appare di impossibile è quello che porta al nome di Pep Guardiola. Il Vate spagnolo reduce dalla decennale esperienza sulla panchina del Manchester City sarebbe la soluzione ideale per caisma ed esperienza, ma i costi elevati dell’operazione potrebbero far naufragare la trattativa prima ancora di iniziarla.

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Il secondo nome, quello che dà più garanzie a lungo termine è quello di Roberto Mancini che sembra essere quello più probabile tra i papabili. Le scorie post addio dell’estate di due anni fa sembrano smaltite, con il tecnico che più volte si è detto pentito della scelta fatta d’impeto e che in Nazionale ci tornerebbe di corsa. Costi contenuti, esperienza internazionale e profonda conoscenza dell’ambiente lo mettono in cima alla classifica delle preferenze federali.

Antonio Conte parte defilato, l’ex tecnico in uscita dal Napoli si sarebbe già detto disponibile a prendere la patata bollente della Nazionale dopo le dimissioni post Europeo 2016, dove con un materiale tecnico molto ridotto sfiorò la qualificazione alla semifinale non raggiunta per pacchiani errori dal dischetto di Zazà e Pellè, e che per storia e blasone sembra la persona giusta per risultati immediati (vedi l’ultimo Scudetto del Napoli).

Da questi tre nomi dovrebbe uscire il nome del prossimo CT del nuovo corso Azzurro…

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Ma c’è un problema, anche più di uno..

C’è però un grave errore che si sta commettendo, ed è sempre lo stesso tutto Made in Italy. Si sta affidando ai “Nomi” il rilancio del nostro calcio, quando il problema è molto più radicato nel profondo.

Le problematiche possono essere rintracciate nelle chiacchiere politiche e non nei dibattiti sportivi, nelle leggi da calendario folle perseguendo gli interessi di Fifa e Uefa e non dando ai passati Ct e i futuri lo spazio dove provare, dove capire su quali possano essere i profili giusti su cui costruire, dove dare spazio a dirigenti orientati verso  giovani.

Dove i vivai non forniscono più grandi calciatori per il diffuso clientelismo che esiste nelle scuole calcio di tutta Italia e dove  quando esce un bravo calciatore dopo due partite da titolare viene immediatamente messo in risalto come salvatore della patria, dove gli allenatori non insegnano calcio ma tattiche ai bambini di 8 anni e dove spesso contestualmente i genitori credono di avere in casa i nuovi Maradona, dove i giovani arbitri devono temere per la propria incolumità, dove quasi la metà dei calciatori che militano nella nostra Serie A sono stranieri, dove il 90% degli stadi sono vecchi, dove il paese non investe sullo sport, dove i  politici sono attaccati alle loro poltrone codardi nell’apportare cambiamento, dove un Presidente federale non conta praticamente niente davanti agli interessi dei club e della Lega Calcio che ha snaturato addirittura le competizioni nazionali per “pochi” spiccioli.

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Se non bastassero questa lista di importanti problemi messi in risalto si può tranquillamente chiedere delucidazioni al buon Roberto Baggio, che solo nel 2011 era pronto a rivoluzionare il calcio italiano che l’ha puntualmente ignorato.

Preso atto dell’ esistenza di tutte queste problematiche non ci resta che dire: Buona fortuna Italia.

(Foto DepositPhotos)

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