Lazio
Lazio: un buco da oltre 40 milioni
La notizia è ormai nota: la Lazio, in questa sessione estiva di calciomercato, non può effettuare operazioni in entrata. Il blocco imposto dalla FIGC è scattato dopo lo sforamento di tre parametri finanziari fondamentali, tra cui il famigerato indicatore di liquidità. Ma dietro la superficie si cela una situazione ben più preoccupante, che va oltre il semplice stop al mercato.
Secondo i dati disponibili, al 31 marzo 2025 il disavanzo a bilancio era di appena 3 milioni di euro. Nulla di irrimediabile, almeno sulla carta. Ma da aprile in poi, il quadro è radicalmente cambiato.
Riscatti e bonus: ecco cosa pesa davvero sui conti
Nel semestre in corso, i costi per la Lazio sono letteralmente esplosi. Una serie di operazioni legate al mercato precedente – riscatti obbligatori e bonus – hanno aggravato in modo significativo il passivo del club.
Ecco le cifre nel dettaglio:
• Rovella: 17 milioni
• Pellegrini: 4 milioni
• Tavares: 5 milioni
• Gigot: 3 milioni
• Dele-Bashiru: 3 milioni
• Belhayane: 9 milioni (bonus)
• Provstagaard: 4 milioni (bonus)
In totale, 45 milioni di euro che, sommati al disavanzo iniziale, portano il bilancio in rosso a -48 milioni.
Le cessioni non bastano: il rosso resta profondo
Il club ha provato a bilanciare i conti con alcune cessioni. Le più rilevanti, Tchaouna: ceduto per 14 milioni e Casale: riscatto incassato da 6 milioni
Ricavi complessivi: 20 milioni, che riducono il disavanzo a -28 milioni. Ma la strada per il riequilibrio è ancora lunga, e complicata dal fatto che nella stagione 2025/26 la Lazio non potrà contare su entrate europee, escluse a causa del mancato accesso alle coppe.
Cessioni minori e piccoli risparmi: una goccia nel mare
Si lavora anche sul fronte degli esuberi, con l’obiettivo di alleggerire ulteriormente il monte costi. Le possibili partenze di Basic, Kamenovic e Fares potrebbero portare un risparmio stimato intorno ai 3 milioni. Ma si tratta di briciole rispetto al problema strutturale.
Il vero bivio della Lazio: tre strade per salvarsi
Con la chiusura del mercato estivo fissata tra meno di 20 giorni, le opzioni per rientrare nei parametri FIGC sono poche e tutte delicate. Le possibili soluzioni sul tavolo sono tre:
Tagliare i costi, vendere i big
Ridurre il costo della rosa e monetizzare il più possibile con le cessioni. Una strada dolorosa, ma forse inevitabile. Anche perché la Lazio, senza coppe, affronterà una sola competizione, e Sarri – com’è noto – non ama ruotare troppo gli uomini. Il tempo però stringe: servono operazioni rapide e mirate.
Aumentare i ricavi commerciali
Una sfida titanica. In oltre 20 anni di presidenza, Lotito non ha mai realmente puntato sulla crescita commerciale del club. Pensare di generare 30 milioni di nuovi ricavi entro il 30 settembre è poco più di un sogno.
Ricorrere all’indebitamento
L’ultima carta è quella dell’indebitamento strutturato: fideiussioni, prestiti o bond societari per tamponare il disavanzo e ottenere nuovamente l’autorizzazione a operare sul mercato già a gennaio. Una scelta rischiosa, ma forse l’unica percorribile in tempi brevi.
Occhio all’indicatore di Costo Allargato del Lavoro
A complicare tutto c’è l’orizzonte del 2026/27, quando entrerà in vigore il nuovo indicatore di Costo Allargato del Lavoro, che dovrà essere inferiore a 0,7. Una stretta voluta dalla FIGC per garantire maggiore sostenibilità economica nei club. Se la Lazio non inverte la rotta, rischia di trovarsi ancora una volta fuori dai parametri.
Il tempo è finito. Ora servono scelte vere
La Lazio si trova in un momento cruciale della propria storia recente. Il blocco del mercato è solo il sintomo di una malattia più profonda: gestione disordinata, ricavi stagnanti e costi crescenti.
Ora servono risposte. Non proclami, non promesse, ma scelte coraggiose e immediate. Perché senza un piano concreto, il rischio non è solo quello di una stagione anonima. È quello di un declino strutturale da cui potrebbe essere difficile rialzarsi.
(Foto: Depositphotos)
