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Wesley, Roma ed Everton: il calciomercato ai tempi delle multiproprietà

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Friedkin Roma
Tempo di lettura: 2 minuti

La Roma ha messo nel mirino Wesley, promettente esterno destro del Flamengo, per rinforzare la corsia destra. Una scelta precisa, dettata dalla volontà di investire su un profilo giovane e di prospettiva. Tuttavia, l’operazione si presenta tutt’altro che semplice.

Il club brasiliano, infatti, ha fissato un prezzo elevato per il cartellino del giocatore, e per portare a termine la trattativa sarà fondamentale il lavoro di Frederic Massara, pronto a sedersi al tavolo per cercare di abbassare le pretese.

Ma se il Flamengo dovesse restare fermo sulla sua posizione, la Roma ha già pronta una mossa alternativa che potrebbe cambiare radicalmente il volto dell’operazione: coinvolgere l’Everton, secondo club di proprietà del Friedkin Group.

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L’idea è chiara — far acquistare Wesley agli inglesi, per poi girarlo in prestito alla Roma. Una strategia che, se da un lato apre a nuove soluzioni di mercato, dall’altro solleva interrogativi etici, sportivi e finanziari.

Una pratica in crescita: tra vantaggi e rischi

Quella delle multiproprietà non è più una novità nel calcio moderno. Famiglie come i Pozzo (Udinese-Watford) o gruppi come il City Football Group hanno dimostrato come sia possibile muoversi agilmente tra società sorelle, massimizzando vantaggi economici e operativi. L’eventuale asse Roma–Everton per Wesley si inserirebbe perfettamente in questo trend.

I vantaggi sono evidenti: la Roma otterrebbe un rinforzo a costo zero, senza impatto diretto sul bilancio e con la possibilità di testare il giocatore senza grossi rischi sportivi. In caso di rendimento deludente, il calciatore potrebbe semplicemente fare ritorno all’Everton. Una soluzione rapida, agile e “bilancio friendly”.

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Ma non mancano le criticità. Dal punto di vista ambientale e identitario, operazioni di questo tipo potrebbero non essere ben digerite dalle tifoserie. I sostenitori dell’Everton potrebbero vedere con sospetto un investimento fatto esclusivamente per rafforzare un’altra squadra, mentre i tifosi romanisti potrebbero percepire la propria società come una “succursale” del club inglese. Un’etichetta scomoda, che rischia di creare fratture nel rapporto tra proprietà e piazza.

C’è poi l’aspetto economico: se Wesley dovesse esplodere a Roma, il club capitolino non ne trarrebbe beneficio diretto, visto che il cartellino resterebbe di proprietà dell’Everton. Un investimento a fondo perduto, se vogliamo, che priverebbe la Roma di un potenziale plusvalore. E infine c’è l’attenzione crescente degli organi di controllo: operazioni tra club della stessa proprietà, soprattutto se condotte per aggirare vincoli come il Fair Play Finanziario, potrebbero finire sotto la lente della UEFA.

Un nuovo capitolo per Roma ed Everton?

La trattativa per Wesley è ancora in fase embrionale, ma la direzione è chiara: il Friedkin Group sta valutando se far leva sulla sinergia tra i propri club per sbloccare un’operazione che, altrimenti, rischia di naufragare. Se questa strategia dovesse andare in porto, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per Roma ed Everton, più interconnessa e cooperativa, ma anche più esposta a critiche e tensioni esterne.

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La palla, ora, passa ai Friedkin. Sta a loro decidere se aprire ufficialmente le porte a un nuovo modello gestionale nel calcio europeo.

(Foto: Depositphotos)

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