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Angolo del tifoso

ANGOLO JUVENTUS – A corto di fiato

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Juventus Tudor
Tempo di lettura: 3 minuti

La Juventus non va oltre il pareggio per 1 a 1 nell’insidiosa trasferta veneta contro il grintoso Verona di Paolo Zanetti. Sul finire della partita, magari, qualcuno aveva sperato che l’orgoglio e la determinazione di qualche singolo riuscisse a trovare la giocata per risolvere l’incontro, anche all’ultimo minuto di recupero.

Invece, cosi non è stato e, al posto dell’altalena di emozioni vissuta contro Inter e Borussia, c’è stata solo l’ansia di poter subire anche il sorpasso degli scaligeri che, comunque, hanno messo in mostra una condizione fisica invidiabile, molto più brillante di quella dei blasonati avversari. E’ comunque notorio: il divario tecnico si annulla quando una delle due squadre è a corto di fiato.

Meno recriminazioni e più intensità

Nel dopo partita, il solitamente compassato Tudor, sbotta e giustifica l’opacità della prestazione dei suoi prendendosela prima con i troppi impegni ravvicinati e poi con alcune sviste arbitrali che hanno, a suo dire, condizionato il risultato finale.

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Adesso, il tecnico bianconero può anche avere la sua parte di ragione nel dire questo ma pecca di obiettività quando pone l’accento sul calendario massacrante oppure sugli abbagli del direttore di gara. La sua squadra, infatti, già alla fine dei primi 45 minuti, aveva il fiatone nella maggior parte dei suoi componenti. Capitan Locatelli è rimasto negli spogliatoi, lasciando la fascia ad Yildiz perché stremato. Il suo compagno di reparto K. Thuram ha gettato la spugna dopo dieci minuti dall’inizio della ripresa per lo stesso motivo.

E non è che i sostituti, l’ormai ex Robocop Koopmeiners e l’enfant prodige Adzic, abbiano fatto di meglio contro i tarantolati centrocampisti veronesi. L’impressione è che il gruppo, più che patire i carichi di lavoro in allenamento, non faccia quelli più adatti a sviluppare la resistenza alla fatica. Quindi, meno recriminazioni e più intensità, Mister. Altrimenti si finisce, come ieri, a corto di fiato.

Chi fa da sé fa per tre

E meno male che il cielo aiuta chi si aiuta. Il figlio d’arte Francisco Conceição  è abituato a tirarsi fuori dai guai da solo. E, fedele all’altro proverbio che recita “chi fa da sé fa per tre”, decide di impostare l’azione, rifinirla e concluderla a rete. Riceve palla sulla sua fascia di competenza, salta un avversario nel convergere verso il centro, ne supera un altro nell’accentrarsi prima di infilare la porta scaligera con un sinistro velenoso. Assieme ad Yildiz è l’unico che può infilare un po’ di imprevedibilità nella monotona manovra di gioco bianconera.

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E, vedendolo in azione, si capisce come mai la Juventus abbia speso oltre trenta milioni di euro per riscattare il suo cartellino. E, tanto per gradire, lui è uno che non resta mai a corto di fiato.

Fallo ingenuo, ma pur sempre fallo

Non che questo voglia dire che la squadra pensi di poter fare bottino pieno solo capitalizzando il suo lampo di genio. Il Verona non accusa il colpo e riparte immediatamente alla ricerca del pareggio. I padroni di casa sono insistenti nel portarsi dalle parti di un Di Gregorio attento ed efficace. Purtroppo, quando una palla spiovente va ad impattare, in piena area, sul braccio di un ingenuo Joao Mario l’arbitro, dopo un consulto con il VAR, non può che indicare il dischetto del calcio di rigore.

L’incaricato scaligero non fallisce il penalty e per la Juventus l’incontro è nuovamente in salita. Gli avversari si fanno man mano più audaci con il passare dei minuti mentre la lancetta del serbatoio di energie dei  bianconeri si abbassa vertiginosamente verso il basso. C’è chi corre come un dannato e c’è chi è a corto di fiato.

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A chi affidarsi?

A questo punto, a chi affidarsi per agguantare la vittoria? Dusan Vlahovic, martedì sera, ha maramaldeggiato di brutto contro i tedeschi con due reti ed un assist. Ma queste performance sembrano essere indissolubilmente legate alla sua nuova condizione di super sostituto: entra e spacca la partita. Quando parte dall’inizio è, invece, la riproposizione di quello dell’anno scorso: nervoso, impreciso e improduttivo.

Il neo capitano Yildiz, dal canto suo, avrebbe stile ed estro per cambiare faccia al match, il problema è che lo sanno fin troppo bene anche gli avversari. Gli costruiscono attorno una rigida gabbia di marcature e il fantasista turco è costretto a cercare palloni e fortuna troppo lontano dalla zona dove può puntare l’area e mutare gli equilibri. Infine c’è il talento in erba del Montenegro Adzic, anche ieri in campo per provare a far cambiare marcia ai suoi. Il giovanotto ha 19 anni e il futuro tutto dalla sua parte. Il suo presente, allo stato attuale, è fatto di estemporanei lampi, come quello che ha deciso la sfida contro l’Inter e tanta esperienza da accumulare. Come dice una vecchia canzone di De Gregori “il ragazzo si farà”, l’importante è che non resti a corto di fiato.

(Foto: Depositphotos)

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